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DE VIRIBUS QUANTITATIS



Vedi l'intero manoscritto
(see manuscript)
© of Biblioteca Universitaria di Bologna
Ai sensi della Legge Ronchey del 14.1.93 n. 4 e del relativo /Tariffario per la riproduzione e l'uso del patrimonio storico-artistico/ (D.M. 8.4.94), si fa espresso divieto di ulteriore riproduzione o duplicazione con qualsiasi mezzo.
Per ogni riproduzione del manoscritto, infatti, indispensabile richiedere l'autorizzazione alla Direzione della Biblioteca Universitaria di Bologna

Il De Viribus Quantitatis è un'unica copia manoscritta di Luca Pacioli, contenuta nel codice 250 della Biblioteca Universitaria di Bologna.
Il manoscritto di cm. 24 x 16,5 consta di 309 carte (pari a 618 pagine) delle quali 4-16 sono occupate dall'indice, le due seguenti dalla lettera dedicatoria, e le rimanenti dal testo.
Il codice è proveniente dalla biblioteca dell'appassionato bibliofilo Giovanni Giacomo Amadei (+1768) canonico di Santa Maria Maggiore di Bologna.
L'amanuense lascio' molti spazi vuoti per le lettere da alluminarsi, ma questa operazione non fu mai eseguita ed anche moltissime figure cui si fa riferimento nel testo in realta' mancano, rendendo a volte difficoltosa l'interpretazione.
Per questo motivo non ci sono pervenuti nè il nome del personaggio cui l'opera fu dedicata nè l'anno della sua composizione.

La lettera dedicatoria, fu gia' pubblicata da Baldassarre Boncompagni nel suo Bullettino vol.XII 1879, tramite questa, si puo' ipotizzare che il De Viribus fu compilato tra il 1496 ed il 1508 poichè si accenna alla edizione manoscritta della Divina Proportione del 1496 e non alla stampata. Il manoscritto fu completato certamente nell'arco di alcuni anni, difatti nel foglio 228v l'autore scrive di aver visto eseguire un certo gioco da un prestigiatore ebreo di nome U. Perulo il Primo Aprile del 1509.
Tale lettera è di non lieve importanza per le notizie che il Pacioli ci da' riguardo le sue opere.
La data di composizione della Divina Proportione è indicata nell'anno 1496, cosi' sarebbe venuta un'anno prima di quello desunto dall'edizione stampata del 1508.
Il Pacioli accenna poi ad altre due opere andate perdute:
La traduzione in italiano degli Elementi di Euclide ed un Trattato sul gioco degli scacchi che faceva parte di un lavoro più ampio che egli aveva intitolato De Ludis ovvero Schifanoia e dedicato a Francesco Gonzaga e a Isabella D'Este.
Esiste anche una lettera di suppliche che il Pacioli invio' al Doge di Venezia (che all'epoca era Leonardo Loredan) in data 29 Dicembre 1508 per ottenere il privilegio di stampa delle sue opere, fra le opere citate e' presente il De Viribus.


L'opera è divisa in tre parti :

Prima Parte Delle forze naturali cioé de Arithmetica

Seconda Parte Della virtu et forza lineale et geometria

Terza Parte De documenti morali utilissimi

La prima parte è certamente quella piu' importante per la storia della matematica , perchè costituisce la prima grande collezione di giochi matematici e problemi dilettevoli.
Qualche esempio isolato si ha nella letteratura matematica orientale e araba, e solo nel X secolo troviamo una prima collezione nell'opera di Alcuino, precettore di Carlo Magno, Propositiones ad Acuendos Iuvenes raccolta che ando' certamente per le scuole fondate da Carlo Magno e mise le basi di quelle questioni erratiche che trovarono posto oltre che nel Liber Abbaci di Leonardo Pisano detto Fibonacci, in altre opere manoscritte o stampate del rinascimento.
Gli storici ignorando l'esistenza del lavoro di Pacioli, hanno attribuito per secoli, il merito della prima raccolta di giochi matematici a Bachet di Mezierac col suo Problemes Plaisant et Delectable (1612) da dove hanno attinto gli autori successivi Van Etten, Ozanam, Alberti e via via tutti gli altri.
Pur non togliendo la priorita' della stampa al Bachet, questo merito va riconosciuto al Pacioli, nella prima parte del De Viribus, difatti sono riportati molti dei problemi trattati poi dal Bachet, come vedremo più dettagliatamente nei links dei singoli problemi.

Per i giuochi numerici della prima parte, utilizzo i risultati di uno studio fatto da Amedeo Agostini, Bologna 1925

Studiando la seconda parte, ho fatto alcune scoperte interessanti, sfuggite ai precedenti esaminatori.
Pacioli descrive una decina di giochi topologici. Vedi sopra, Seconda Parte (prob 106-116).
Questi giochi si credevano piu' recenti, si era a conoscenza di riferimenti compresi fra il 1550 ed il 1750.
In effetti, per la totale mancanza delle figure a cui si fa riferimento, l'identificazione di questi puzzles sarebbe stata possibile solo ad uno specialista del settore.



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Ai sensi della Legge Ronchey del 14.1.93 n. 4 e del relativo /Tariffario per la riproduzione e l'uso del patrimonio storico-artistico/ (D.M. 8.4.94), si fa espresso divieto di ulteriore riproduzione o duplicazione con qualsiasi mezzo.
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Copyright © 2003 Dario Uri