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Traghetti

All’inizio del nono secolo Alcuino da York, che fu il precettore di Carlo Magno, scrisse le “Propositiones ad Acuendos Juvenes” un opera in latino contenente 53 problemi di carattere ludico. Alcuni di questi riguardano manovre di barche per traghettare persone attraverso un fiume rispettando alcune condizioni. Il più semplice proposto, è diventato celeberrimo, tanto da costituire un detto ancora in uso oggi; “Salvare capra e Cavoli”, è la proposizione numero XVIII:

PROPOSITIO DE HOMINE ET CAPRA ET LUPO.

Homo quidam debebat ultra fluvium transferre lupum, capram, et fasciculum cauli. Et non potuit aliam navem invenire, nisi quae duos tantum ex ipsis ferre valebat. Praeceptum itaque ei fuerat, ut omnia haec ultra illaesa omnino transferret. Dicat, qui potest, quomodo eis illaesis transire potuit?

Un uomo deve attraversare un fiume portando con se un lupo, una capra ed un cavolo, ma la barca è talmente piccola che può trasportare solo un carico per volta, ma non potrà lasciare il lupo solo con la capra, né la capra sola con il cavolo, per ovvi motivi. Come procederà ?

Il problema si diffonde rapidamente e lo ritroviamo riprodotto in molti lavori antichi, e viene riproposto in molti libri di giochi logici ancora oggi. E’ interessante notare che nel “De Viribus Quantitatis” il problema è indicato nell’indice al capitolo LXV , ma poi viene dimenticato nel testo:

Esistono anche versioni fisiche, in Francia durante la Belle Epoque furono prodotte migliaia di scatoline in cartoncino contenenti giochi e rompicapo di vario genere. Uso le figurine di una di queste, “La Chèvre et le Chou” prodotta da JLR (sigla per Le Jeux Reunis. di M.Revanaz e L.Tabernat) per la soluzione:

Sempre in Alcuino, al problema XVII troviamo quello che diverrà noto come “I tre mariti gelosi” proposti qui come 3 fratelli:

XVII. PROPOSITIO DE TRIBUS FRATRIBUS SINGULAS HABENTIBUS SORORES.

Tres fratres erant, qui singulas sorores habebant, et fluvium transire debebant. (Erat enim unicuique illorum concupiscientia in sorore proximi sui) qui venientes ad fluvium non invenerunt, nisi parvam naviculam, in qua non potuerunt amplius nisi duo ex illis transire. Dicat, qui potest, qualiter fluvium transierunt, ne una quidem earum ex ipsis maculata sit?

C’erano tre fratelli che avevano ciascuno una sorella e dovevano attraversare un fiume. Ciascuno di essi desiderava la sorella degli altri. Arrivati a un fiume non trovarono altro che una piccola barca che poteva trasportare solo due di essi. Dica chi può in che modo attraversarono il fiume, in modo che nessuna di esse fosse oltraggiata.

Anche questo lo troviamo in molti lavori medievali, vediamo qui come viene discusso da Tartaglia suo General Trattato dé numeri et misure del 1556:

Lo stesso Tartaglia passa poi a dare una propria soluzione nel caso delle 4 coppie , ma qui commette un errore, difatti così come è posto il problema non ammette soluzione.

L’errore fu rilevato da Claude-Gaspar Bachet di Mézirac nel suo ” Problèmes Plaisants & Délectables” 1612 e l’impossibilità fu dimostrata da Edouard Lucas: L’Arithmetique Amusante” 1895. Questo stesso problema può essere risolto o ammettendo l’esistenza un’isola fra le due sponde (M. Cadet de Fontanay 1879), oppure utilizzando una barca che può trasportare 3 persone (M. Labosne). Ecco le due soluzioni:


Un’altro problema di attraversamento del fiume , è quello conosciuto come Missionari e Cannibali:

Tre cannibali e tre missionari devono attraversare insieme un fiume da una sponda all’altra, ma per farlo dispongono di una sola barca a due posti, e se a riva si troveranno più cannibali che missionari, per questi sarà la fine.  Sol:

In un’altra versione un solo cannibale è capace di remare:

il Tangram in Italia

Molti autori e centinaia di pagine web, fanno risalire il gioco del Tangram a tempi antichi. In realtà questa fu una burla ideata dal famoso creatore americano di giochi matematici Sam Loyd, che nella prefazione di questo suo volume, uscito nel 1903, parla di sette libri del Tan scritti da antichi savi, e lui avrebbe poi scritto questo ottavo:

In realtà il gioco, così come lo conosciamo è uno sviluppo di altri tentativi precedenti che ebbero meno fortuna. Venti anni dopo l’invenzione di questo gioco geometrico avvenuta in oriente intorno il 1795 e solo due anni dopo l’apparizione del primo volumetto stampato in Cina nel 1815 il Tangram esplose in tutto il resto del mondo. Passando dall’Inghilterra in tutta Europa e poi negli Stati Uniti.

L’autorevole enciclopedia cinese “ Chun-ku at pay k’o chuan shun” descrive l’invenzione del tangram con queste parole: All’inizio del regno di Chia-ch’ing (1796 – 1820) un certo Yang-Cho-Chu-Shih scrisse e pubblico’ un libretto intorno a questo gioco col titolo “ Ch’i ch’iao t’u”            (I sette pezzi ingegnosi) Nessuna copia di questa opera e’ giunta a noi.

Questa è una copia giapponese del Sang-hsia-k’o’s, un libretto stampato in Cina nel 1813.

La parola Tangram fu introdotta tempo dopo, nel 1848 da un certo Thomas Hill nella sua opera “Geometrical Puzzle for the Young” e si presta a varie interpretazioni, secondo Murray, un editore di Oxford e’ la combinazione di T’ang (cinese) Gram (diagramma) ma esistono altre interpretazioni.

Chi volesse sapere tutto, e anche di più, sulla storia di questo gioco popolare, può consultare il bellissimo libro dell’esperto americano Jerry Slocum, che dopo una lunga ricerca ha svelato molti aspetti interessanti e curiosi intorno a questo gioco.


Intorno al 1818 il gioco divenne popolare, e molti editori in tutta Europa stamparono dei piccoli libretti, molto simili tra loro di una trentina di pagine con circa 10 figure per pagina. Anche in Italia diversi editori si occuparono di questo.

FIRENZE

Già nel 1817 appaiono a Firenze i primi libretti. Qui abbiamo “L’Unico Nuovo Enimma Chinese” venduto da Chiari in Condotta (via degli Antellesi) e Nuovo Dilettevole Giuoco Chinese” presso Lorenzo Bardi “dall’Antico Centauro” in Santa Maria Maggiore.

Nel 1818 per mano di Giuseppe Landi di Firenze, libraio sul Canto di via dei Servi, esce un libretto “Metamorfosi del Giuoco detto l’Enimma Chinese” contenente un centinaio di figure di carattere architettonico, case, ponti, fontane, di bellissima fattura, che fu venduto anche in dispense come riportato dalla “Gazzetta” nell’Aprile 1818.

Solo un mese dopo, sulla Gazzetta di Firenze del 26 Maggio 1818, si annuncia un’altra pubblicazione “Al Gioco Chinese chiamato il Rompicapo Appendice” presso lo stesso Landi sempre sul Canto dei Servi, acquistabile anche da un certo Guglielmo Piatti in via Vacchereccia non lontano dal Ponte Vecchio e da altro libraio All’Insegna dell’Ancora in Piazza Santa Maria Novella 4216, società che verrà sciolta nel 1820. Di questo “autore” non è riportato il nome, ma il Fumagalli nel suo Lexicon dice che è stato scritto dal commediografo francese Giovanni Giraud (Roma 1776 Napoli 1834) che scrisse fra l’altro il libretto dell’opera “L’aio nell’ imbarazzo” musicato da Gaetano Donizetti. Sono 40 pagine di introduzione e 126 nuovi problemi comprendenti lettere e numeri. Una versione identica fu venduta anche a Milano Da Vallardi)

Bologna

Carlo Bertinazzi (1731-1801) fu un piemontese arrivato a Bologna nel 1758 con il fratello Giovanni, aprì una attività di tipografo con produzione di carte colorate, molto di moda in quel periodo, soprattutto le “marmorizzate”. La tipografia era sita in Via Venezia, 1749 (attuale via Cefalonia, 5), con ragione sociale “Carlo Bertinazzi e Compagno” alla sua morte, non avendo avuto figli, l’attività passò ad Alessandro Bruera che aveva sposato Teresa Bertinazzi, figlia di Giovanni. Più tardi, venne il turno di Carlo Bruera, figlio di Alessandro, che il 31 maggio 1813 cambiò la ragione sociale in “Carlo Bertinazzi e Nipote”. Dopo alcuni passaggi ad altri proprietari, l’attività chiuse definitivamente il 12 maggio 1896. Sotto la direzione di Carlo Bruera, nel 1818 vennero stampati 2 libretti dedicati al gioco “Nuovo e Dilettevole Giuoco Chinese” che fu il primo lavoro in litografia a Bologna, la copia in mio possesso ha la copertina proprio in quella carta marmorizzata fiore all’occhiello dei Bertinazzi. In seguito ci fu “Proseguimento del Giuoco Chinese).

Un’altro libretto del tutto simile al “Nuovo e Dilettevole Giuoco Chinese” fu venduto dalla cartoleria “Alla Colomba” sotto il portico del Pavaglione, dove ora è la libreria Nanni. Questa antica bottega fu aperta da Gaspare De’ Franceschi (1712-1784) editore e stampatore con casa in via Farini 10, che aveva acquistato « un capital morto ad uso di stampatore o impressore presentemente esistente in una casa posta in Bologna sotto la Parrocchia di S . Pietro Maggiore e nella via detta de ‘ Malcontenti ad uso di stamperia ». Alla sua morte l’attività fu continuata dai figli.

MILANO

Bettalli è il nome di una stamperia milanese sita in Contrada del Cappello n. 4031, ( attuale Piazza Diaz a sud di Piazza Duomo) gestita da Gioacchino dal 1800 al 1814, anno della sua morte, e poi dai figli Giuseppe e Giambattista fino al 1836. Nello stesso anno Antonio, figlio di
Giuseppe, riaprì la stamperia in Contrada del Cappello n. 4027. I fratelli Bettalli (Giuseppe e Gianbattista) misero in vendita alcuni di questi libretti con diversi titoli:

  • Nuovo e Dilettevole Giuoco Chinese
  • Gioco Cinese Chiamato il Rompicapo 1818
  • Supplemento al Nuovo Giuoco Chinese
  • Nuovo Giuoco Russo

I Vallardi furono una famiglia di editori, librai e tipografi milanesi. La storia della casa editrice inizia nel XVIII secolo, quando Francesco Cesare Vallardi (1736-1799) cominciò la produzione di libri stampati in Contrada Santa Margherita e ne fece uno dei principali centri della vita culturale milanese.
I figli Pietro (1770-1819) e Giuseppe (1784-1861), intitolarono la ditta «Fratelli Vallardi» (1812) e si distinsero nel panorama editoriale per la pubblicazione di libri e stampe d’arte. I figli di Pietro, ossia Francesco (1809-1895) e Antonio (1813-1876), fondarono rispettivamente la «Casa Editrice dott. Francesco Vallardi» (1840) e la «Antonio Vallardi Editore» (1843); quest’ultimo pubblicando opere divulgative, scolastiche e di cartografia.

“Al Gioco Cinese Chiamato il Rompicapo Appendice” praticamente identico all’edizione fiorentina dell’Ancora, e un “Grande Gioco del Rompicapo Francese”

“Nuovo e Dilettevole Giuoco Chinese col supplemento dell’Alfabeto e dei numeri Arabi” fu distribuito anche da Andrea Ubicini editore di Milano in Corsia dei Servi sull’angolo della Corsia della Passerella.

ROMA

Nel 1818 La tipografia di Agapito Franzetti stampa un libretto con copertina differente dalle solite. La tipografia era sita in Corso alle Convertite, 180 poco lontano da Palazzo Montecitorio.

Giuoco Chinese, ossia Raccolta di 364 Figure Geometriche formate con un Quadrato diviso in 7 pezzi colli quali si possono formare infinite figure diverse.

Comparando le tavole di questi libretti, si nota che le prime edizioni, quelle che riportano le “più di 300 figure”, sono tutte simili, copiate praticamente dall’originale pubblicato a Londra da Barfield. Gli aggiornamenti pubblicati in seguito invece , hanno parecchie differenze, segno che ogni editore ha in qualche modo contribuito cercando nuove figure. A titolo di esempio metto qui di seguito l’alfabeto e i numeri di alcuni , per il confronto diretto: