Category Archives: Astronomy

Marte 4 Gennaio 2004

Lo strumento utilizzato e’ del Gruppo Astrofili Columbia Ferrara.
Le riprese sono state eseguite in collaborazione con Ferruccio Zanotti

Image data:
Date: 4 Gen. 2004
Location: Ostellato (Fe) Italy
Telescope: Newton 450 f4,5
Guide: Unguided
Camera: Philips Toucam Pro 740K
Exposure: Filmati di 180s 10 fps in formato avi
Processing: IRIS, Adobe Photoshop, Neat, AcdSee

Giove 4 Febbraio 2004

Lo strumento utilizzato e’ dell’Associazione Astrofili Bolognesi.

Image data:
Date: 04 Feb. 2004
Location: Medelana (BO) Italy
Telescope: Cassegrain 40cm
Guide: Not guided
Camera: Philips Toucam Pro 740K
Exposure: Filmato di 80s 15 fps in formato avi
Processing: IRIS, Adobe Photoshop

Giove 4 Febbraio 2004

Lo strumento utilizzato e’ dell’Associazione Astrofili Bolognesi.

Image data:
Date: 04 Feb. 2004
Location: Medelana (BO) Italy
Telescope: Cassegrain 40cm
Guide: Not guided
Camera: Philips Toucam Pro 740K
Exposure: Filmato di 80s 15 fps in formato avi
Processing: IRIS, Adobe Photoshop, Neat

Giove 18 Marzo 2004

Serata piuttosto ventosa, ma seeing accettabile,lo strumento utilizzato e’ dell’Associazione Astrofili Bolognesi in modalita’ Cassegrain per le 3 riprese.

Image data:
Date: 18 Mar. 2004
Location: 18 Mar. 2004
Telescope: Cassegrain 40cm
Guide: Not Guided
Camera: Philips Toucam Pro 740K
Exposure: Filmati di 100s 10fps in formato avi
Processing: IRIS, Adobe Photoshop, Neat

Giove 18 Marzo 2004

Serata piuttosto ventosa, ma seeing accettabile,lo strumento utilizzato e’ dell’Associazione Astrofili Bolognesi, rifrattore Zen 120/1800 con una Barlow televue 2X.

Image data:
Date: 18 Mar. 2004
Location: Medelana (BO) Italy
Telescope: Refr. 120/1800 Zen
Guide: Not guided
Camera: Philips Toucam Pro 740K
Exposure: Filmato di 120s 10fps in formato avi
Processing: IRIS, Adobe Photoshop, Neat

Giove 2 Aprile 2004

Prima prova effettuata su un Celestron C9,25 di Matteo. Ripresa effettuata con Matteo F. e Rick Deckard.

Image data:
Date: 2 Apr. 2004
Location: Lovoleto (BO) Italy
Telescope: Celestron C9,25
Guide: Unguided
Camera: Philips Toucam Pro 740K
Exposure: Filmato di 100s 15fps in formato avi
Processing: IRIS, Neat, Adobe Photoshop

Saturno 04 Gennaio 2004

Lo strumento utilizzato e’ del Gruppo Astrofili Columbia di Ferrara.
Purtroppo la serata non ha permesso un seeing superiore al 6/10.
Le riprese sono state eseguite in collaborazione con Ferruccio Zanotti.

Image data:
Date: 04 Gen. 2004
Location: Ostellato (FE) Italy
Telescope: Newton 450 f4,5
Guide: Unguided
Camera: Philips Toucam Pro 740K
Exposure: Filmati di 130s 5 fps in formato avi
Processing: IRIS, Adobe Photoshop, Neat

Giove 5 Gennaio 2004

Lo strumento utilizzato e’ del Gruppo Astrofili Columbia di Ferrara.
Purtroppo la serata non ha permesso un seeing superiore al 6/10.
Le riprese sono state eseguite in collaborazione con Ferruccio Zanotti.

Image data:
Date: 05 Gen. 2004
Location: Ostellato (FE) Italy
Telescope: Newton 450 f4,5
Guide: Not Guided
Camera: Philips Toucam Pro 740K
Exposure: Filmato di 150s 10 fps in formato avi
Processing: IRIS, Adobe Photoshop

IL SOLE: cosa si puo vedere ?

IL SOLE: cosa si puo vedere ?

Il sole è costituito da diversi strati, in pratica è una matriosca composta da sfere di gas.

L’energia sprigionata dal cuore, risale attraverso le zone convettive, la fotosfera, la cromosfera , la corona per arrivare allo spazio aperto e giungere sino a noi come comunemente lo conosciamo.


Ma cosa vediamo realmente?

Osservando il sole, lo strato con cui abbiamo a che fare è la fotosfera. Come detto è gassoso, quindi non è propriamente una superfice quella che si osserva, ma più correttamente uno strato di 100Km circa, molto sottile in quanto misura lo 0.014% del raggio, con una temperatura di circa 6.000 °C.

Una simpatica curiosità è data dal fatto che osservando il sole , la sua luminosità non è costante, infatti degrada allontanandosi dalla zona centrale. Questo fenomeno è da attribuite alla fotosfera in quanto i processi di generazione di energia al centro la attraversano perpendicolarmente, mentre ai bordi del disco la attraversano sempre piu obbliquamente, attraversando pertanto una maggior quantità di gas non trasparente.

Il sole ruota su se stesso in circa 27 giorni, su un’asse inclinata di circa 7,25 gradi rispetto all’asse terrestre ; quindi vediamo piu emisfero Nord in Settembre e quello Sud in Marzo.

Siccome il sole è una palla di gas, non ruota tutto contemporaneamente (sarebbe troppo bello) bensì più rapidamente all’equatore, circa 24 giorni, e piu lentamente ai poli, circa 30 giorni.

In questa regione possiamo osservare alcuni fenomeni molto interessanti:



Macchie Solari:

Scoperte nel 1908 dall’astronomo George Ellery Hale, sono aree scure variabili per forma e per numero, nelle quali si distingue una zona centrale detta ombra, circondata da zone di pen’ombra , chiamate anche spiaggie, e rappresentano i punti freddi della fotosfera infatti piu’ bassi di 1.500-2.000 °C rispetto alle regioni fotosferiche circostanti (che si trovano come detto a circa a 6.000 °C).

E’ a causa di questa differenza di temperatura, relativa alla fotosfera, che appaiono scure in quanto sarebbero molto brillanti se prese singolarmente. Come diceva sempre un simpatico postino… “tutto è relativo”.

Una macchia tipica ha un campo magnetico 10.000 volte circa più intenso di quello terrestre.

Le macchie solari compaiono generalmente a coppie, con campi magnetici di polarità opposta.

Dapprima aumentano di numero, per poi diminuire, con un ciclo regolare che dura circa 11 anni, già noto almeno dall’inizio del XVIII secolo.

I complessi campi magnetici associati al ciclo solare, tuttavia, vennero notati solo dopo la scoperta del campo magnetico della stella.

Il campo magnetico è più intenso nella zona piu scura, l’ombra, rispetto alle zone piu chiare, le penombre, dove diventa piu orizzontale e quindi meno intenso.

In una coppia di macchie che si forma in uno dei due emisferi, la macchia che precede (nella direzione della rotazione) ha polarità opposta rispetto a quella che si forma nell’emisfero opposto.

Quando inizia un nuovo ciclo, la direzione del campo magnetico delle macchie di ciascun emisfero si inverte. Così un ciclo solare completo, che includa anche l’inversione di polarità del campo magnetico, dura circa 22 anni.

Le macchie tendono a formarsi sempre con una certa simmetria tra i due emisferi ; poiché ogni macchia esiste al massimo per qualche mese, il ciclo di 22 anni riflette processi solari profondi e di lunga durata.

Benché non sia del tutto compreso, esso sembra il risultato delle interazioni del campo magnetico del Sole con la zona convettiva.


L’attivita’ di tutte le macchie presenti sul disco viene indicata con il cosiddetto numero di Wolf; introdotto nel 1848 dal direttore dell’osservatorio di Berna R.Wolf, che osservava il Sole con un piccolo rifrattore da 8 cm di diametro.
Attualmente esistono anche altri sistemi per la catalogazione delle Macchie Solari, ma si basano su caratteristiche differenti.

Detto g il numero di gruppi di macchie e f quello totale delle macchie R e’ dato da

R=k(10*g+f)

dove k e’ un fattore, dell’ordine dell’unita’, che tiene conto delle condizioni di osservazione e dello strumento utilizzato dall’osservatore. In questo modo le osservazioni di diversi osservatori vengono rese omogenee e confrontabili fra di loro.

Il valore di R e’ archiviato e catalogato a partire dal 1700.



Facole:

Sono aree brillanti visibili maggiormente sui bordi del disco.

Esse sono prodotte da gas convogliato dall’interno lungo le linee del campo magnetico, un principio di iterazione di campi magnetici simili a quello delle macchie solari, ma in questo caso in fasci più concentrati. Mentre le macchie sembrano piu scure, le facole tendono ad essere più chiare.










Granuli:

Sono celle grandi circa 1000 Km che coprono interamente la superfice solare, escluse naturalmente le macchie solari e poche altre eccezioni.

Questo fenomeno è l’apice delle celle convettive dove i gas bollenti fuoriescono come bolle di gas in uno stagno fangoso nela zone piu chiara per ricadere catturati dal campo magnetico in cascate piu scure.

I granuli hanno una vita media di circa 20 minuti, pertanto la trama diseganta dai granuli è in continuo fermento.

Questo fenomeno è ben visibile nel filmato del Swedish Vacuum Solar Telescope (470 Kb). Questi rapidissimi cambiamenti, portano i flussi di gas a raggiungere velocità supersoniche di oltre 7 Km/s con la conseguenza di boom sonici e altri disturbi elettromagnetici.



I Supergranuli e Network Cromosferico:

Naturalmente i granuli che sono piccoli hanno paura a stare da soli…; tentono a ragrupparsi in gruppi detti supergranuli di dimensioni sui 35.000 Km; è piu facile vederli sul versante blu dello spostamento Doppler (o spostati verso il blu), in breve, avvicinandosi verso l’operatore, comprimono le onde elettromagnetiche risultando leggermente spostati verso il blu.
I supergranuli hanno una vita media di 1 o 2 giorni; anche qui il campo magnetico influisce spostando flussi di gas verso i bordi di questi gruppi. Questo crea il Network Cromosferico.

E’ una sorta di ragnatela che divide i gruppi di supergranuli, in lento movimento maggiormente visibile sul versante rosso dello spostamento Doppler ( o spostati verso il rosso).




Sopra la fotosfera e sotto la corona c’è la cromosfera che ha uno spessore dell’ordine di 8.000 Km (1.14% del raggio), con i casi eccezionali delle spicole che possono raggiungere vette ben piu alte.

Qua la temperatura passa dai 6.000 °C ai 20.000 °C a queste temperature l’idrogeno comincia a risentire emettendo luce rossa sulla frequenza H-Alfa.

Sulla fotosfera possiamo osservare aiutati dai filtri H-Alfa quindi:



Prominenze o pretuberanze:

Situate nella cromosfera, sono lingue incandescenti di gas parzialmente ionizzato, detto plasma, intrappolate dal campo magnetico solare. Lungo il bordo solare, si possono osservare questi fenomeni sotto forma di cappio, cespuglio, colonna o altro ancora e dimensioni che possono raggiungere qualche milione di Km.

Per questa caratteristica, sono il fenomeno solare piu grande, visibile quindi anche da piccoli strumenti.

La temperatura delle pretuberanze è di circa 20.000 °C e la loro densità è molto maggiore di quella della della corona circostante, si possono considerare quindi, zone di raffreddamento e condensazione della corona.

Le pretuberanze viste da sopra, non esterne al disco solare, danno luogo ai filamenti.

I fenomeni di prominenze sono pesantemente influenzati dai campi magnetici locali che ne determinano in pratica la prima classificazione. Sono infatti divisi principalmente in due categorie: Pretuberanze quiescenti (quelle tranquille) e pretuberanze a getto (quelle piu irruente), ognuna delle quali a sua volta divisa ancora in 3 sotto-categorie in base alla violenza e dimenzione del fenomeno.

I fenomeni quiescenti sono piu stabili e tendono a rimanere sospesi nella corona per parecchie rotazioni solari, addirittura alcuni mesi.

Un fenomeno piuttosto comune di prominenza “tranquilla” è quella detta Hedgerow ossia un fenomeno di sospensione di gas con la forma di un cespuglio. Ha la caratteristica di avere una struttura a filamenti, diciamo i rami, molto complessa e affascinante se ripresa in alta risoluzione. La curiosità probabilmente sta nel fatto che rimane flottante, e probabilmente l’iterazione tra i campi magnetici e il differente peso rispetto la cromosfera la fanno, in pratica, galleggiare.



Filamenti:

I filamenti, non sono altro che le prominenze viste da sopra.
Hanno forma allungata, quasi come un serpentone che si muove sul disco solare, con una lunghezza che puo raggiungere il raggio. Anche questo venomeno, muovendosi lungo la line di vista dell’osservatore, è meglio osservabile spostato dalla linea teorica dell’H-Alfa, in questo caso spostato verso il blu.



Spicole o spicule:

Le spicule sono fiammate di idrogeno (o plasma) situate entro i confini dei supergranuli che si innalzano attraverso il Network cromosferico.

Sono causate dall’interazione dei campi magnetici ai bordi dei supergranuli.

Un’altro fattore di turbolenza è dato dal fatto che questa zona avvengono drastici cambiamenti nelle condizioni fisiche della materia, come ad esempio il forte dislivello di temperatura che passa dai 5.800 °C della fotosfera ai 100.000 °C dell’alta cromosfera su una distanza esigua pari al 2% del raggio solare, mentre la densità decresce al crescere dell’altezza.

Si osservano come un prolungamento della granulazione fotosferica, assomigliano a delle piccole spine da cui il nome di spicole oppure spighe di grano e possono essere viste anche con l’ausilio di filtri e strumentazioni particolari, possono raggiungere una velocità di oltre 65 mila chilometri orari e altezze di circa 5 mila chilometri in poco meno di cinque minuti.

Queste generano la bassa e media cromosfera.

Scoperte nel 1877, sono un fenomeno comune, visto che in ogni momento se ne verificano fino a 100 mila: l’osservazione però è difficile perché durano poco tempo (circa cinque minuti) e sono molto piccole, circa 500 chilometri di diametro.

Padre Angelo Secchi descrisse le spicule come “piccole fiammelle sotto l’azione del vento”, che danno alla cromosfera l’aspetto di una “prateria infuocata”.



Flares o Brillamenti:

Sono emissioni estremamente luminose generate dal rilascio violentissimo di energia dalla cromosfera nelle vicinanze delle macchie solari.

E’ causato anch’esso, dall’iterazione di campi magnetici estremi che provocano l’eruzione di materia dalla corona sotto forma di Coronal Mass Ejection (CME) che non sono altro che fasci di vento solare molto energico. Quello che da tanto fastidio, per intenderci, alle nostre comunicazioni terresti e rappresenta un pericolo per i viaggi Extra-Terrestri.

Durano da pochi minuti a 4 ore e sono visibili in diverse bande di emissione.

I flare solari furono osservati per la prima volta nel 1859 dall’astronomo britannico Richard Carrington.

La frequenza dei flare solari varia: da molti al giorno quando il Sole è particolarmente “attivo” a circa uno alla settimana quando invece è “quieto”.

I flare solari impiegano molte ore o anche giorni per “caricarsi”, ma il flare vero e proprio impiega pochi minuti per esplodere e rilasciare la sua carica.

Le onde d’urto risultanti viaggiano lateralmente attraverso la fotosfera e verso l’alto attraverso la cromosfera e la corona, a velocità dell’ordine di 5.000.000 di chilometri all’ora.

I flare solari sono classificati come A, B, C, D, M o X a seconda della loro luminosità nei raggi X vicino alla Terra, misurata in Watt/m2; ogni classe è dieci volte più potente di quella precedente, con X (la più grande) pari a 10-4 W/m2.

Le particelle energetiche emesse dai flare solari sono le prime responsabili dell’aurora boreale e di quella australe.

In questo filmato (4,2Mb) del 10 Ottobre 1971 del Big Bear Solar Observatory è possibile vedere questo fenomeno dal “vivo”.>BR>



Plages o spiagge:

Sono le regioni si penombra attorno alle macchie solari che rappresentano regioni di alta temperatura e densità nella cromosfera costituite da filamenti radiali.







IL SOLE: ma perchè lo vediamo cosi ?


La cromosfera è rossa perchè gli atomi di idrogeno emettono energia nella zona rossa dello spettro visuale.

Non ci credete? mhh vediamo perchè allora…

L’atomo piu semplice è quello dell’idrogeno; ha un elettrone che orbita attorno ad un protone nel nucleo.
Quando il nucleo riceve energia, il suo elettrone salta su un’orbita superiore creando una linea di assorbimento nello spettro ,ma quando è il protone ad emettere energia, l’elettrone ritorna ad una orbita inferiore creando una lina di emissione stavolta.

Gli elettroni che saltano dalla 4° alla 2° orbita producono una linea di emissione Idrogeno Beta (Hb). Questo ci permette di osservare ad esempio la testa di cavallo (B33 Horsehead nebula) in Orione, la “Cocoon Nebula” nel cigno e la California Nebula in Perseo usando un filtro H-Beta.

Gli elettroni che saltano, invece, dalla 3° alla 2° orbita producono emissioni in H-Alfa sulla linea dei 656.3 nanometri.

Nanometri e Amstrong….. se ne sente spesso parlare.
Un nanometro (nm) corrisponde a 10-9 metri e l’Angstrom(Å) corrisponde a 10 -10 metri ossia un decimo di nanometro. E’ importante tenere presente questo in quanto sono le grandezze e tolleranze di cui stiamo parlando.

Studiando accuratamente la zona rossa dello spettro visibile ci troviamo infatti l’emissione H-Alfa ed è da qui che viene definito il colore del sole.

I Filtri H-Alfa usati in astronomia, sono sintonizzati su queste frequenze e in base alla loro ampiezza di banda è possibile vedere o meno i fenomeni di cui sopra.

Un fitro con banda passante di 2Å puo mostrare solo le prominenze ma un filtro piu stretto è in grado di mostrare anche alcuni dettagli della superfice solare. Piu la banda si stringe e maggiori dettagli si possono scorgere facendo osservazioni; naturalmente filtro piu selettivo significa prezzo piu alto (te pareva).

Fortunatamente la tecnologia accorre in nostro aiuto permettendoci di avere oggi strumenti a prezzi abbordabili con bande passanti inferioni all’angstrom (<.1Å), cosa che fino a pochi anni fa era appannaggio solo degli osservatori professionali.




Bibliografia

  • Wikipedia – L’enciclopedia libera

  • Solar Physics (NASA) – Dr. David H. Hathaway

  • Novac Northen Vorginia Astronomy Club, di by Greg Piepol

  • Alcuni spunti presi da articoli di Albino C.

Link utili



Gennaio 2005

Il catalogo Hickson


Nel 1755, Immanuel Kant pubblico’ “Universal Natural History and Theory of the Heavens”.

Egli noto’ che alcune nebulose si comportavano in modo anomalo, per lo meno per quanto osservato fino ad allora.

Nel 1877, E. M. Stephan ha scoperto un piccoo denso gruppo di galassie che attualmente gli vengono associate. Il Quintetto di Stephan o Stephan’s Quintet consiste in 5 galassie sovrapposte di forma inusuale con strutture a gas e stelle che sembrano interagirel’una all’altra.

Una di queste, risulta interagente solo per un fattore prospettico, infatti, il suo inferiore redshift ci indica che e’ piu vicina.

Nel 1918, H. D. Curtis fece osservazioni di galassie al Lick Observatory al riflettore Crossley .

Nel1923 Edwin Hubble scopri’ le stelle variabili cefeidi nella Grande nebulosa di Andromeda.

Per oltre 30 anni gli astronomi usando il 100″ del Monte Wilson fecero parecchie scoperte di gruppi di galassie (clusters of galaxies).

Nel 1948 Carl Seyfert, osservo sempre dal telescopio Hooker al Monte Wilson, un’altro gruppo , che in seguito divento fonte di studi, il sestetto di Seyfert (Seyfert’s Sextet).

Queste sei galassie mostravano un’interessante interazione e “baffi” di materia intergalattica.

Questa apparente interazione porto gli astrofisici alla conclusione che questo era effettivamente un sistema compatto di galassie .

Geoffrey e Margaret Burbridge studiarono lo spettro di queste galassie e scoprirono che solo una galassia non condivideva lo stesso redshift, e questo era concorde con le precedenti scoperte, l’interazione era solo prospettica.

Nel 1957 George Abell presento’ una catalogo con 2700 gruppi di galassie individuate sulle lastre del Palomar Sky Survey, tutt’oggi punto di riferimento indiscusso.

Infine, nel 1980 Paul Hickson, con l’intenzione di stilare un piu’ semplice esempio di gruppi di galassie compatte fece il suo catalogo basandosi proprio sulle lastre del Palomar Sky Survey.

In realta’ la ricerca era intenzionata a trovare nuovi gruppi contenendi discordanti redshif, per questo applico un criterio di ricerca piuttosto rigido che gli porto ad ottenere “solo” i 100 oggetti.

Questo catalogo e’ tutt’ora una sfida per gli astrofili, alcuni oggetti sono notoriamente complessi come l’Hickson 50 nell’ Ursa Major che e’ al limite di strumenti amatoriali.

Bazzicando per internet ho letto comunque belle osservazioni riportate da strumenti che vanno da 12″ a 36″.

SUl sito astrofili.org Enrico Prosperi ha scritto un interessante articolo:“I gruppi compatti e gli astrofili”.

Interessante il report osservativo di Jane Houston Jones dal sito observers.org.

Chi fosse interessato alle osservazioni puo cercare sul sito della Astronomical League Galaxy Groups & Clusters Certificate



N° catalogo

Magnitudine gx principale

Galassia piu lum.

Galassie >16 mag. / totali

Constellazione

Testimonianze

 

 

 

 

 

 
Hickson 1

14.4

UGC 248

3 / 4

Andromeda

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 2

13.4

UGC 312

4 / 4

Pisces

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 3

14.7

MCG-1-2-32 **

4 / 4

Cetus

Lastra del DSS seconda


Lastra del Hubble

Hickson 4

13.5

ESO 540-1

4 / 5

Cetus

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 5

14.6

NGC 190

2 / 4

Pisces

Lastra da verificare

Lastra del Hubble

Hickson 6

15.3

PGC 2353

3 / 4

Cetus

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 7

12.6

NGC 192

4 / 4

Cetus

Lastra del DSS


Lastra da verificare

Lastra del Hubble

Hickson 8

14.5

MCG4-3-8

4 / 4

Andromeda

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 9

14.9

MCG-4-3-28

2 / 4

Cetus

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 10

12.6

NGC 536

4 / 4

Andromeda

Lastra del DSS

Lastra da verificare

Foto newton 16″


Lastra del Hubble

Hickson 11

13.0

ESO 476-8

2 / 4

Cetus

Lastra del DSS


Lastra del Hubble

Hickson 12

14.8

MCG-1-4-52

1 / 5

Cetus

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 13

14.6

MCG-1-5-2

2 / 5

Cetus

Lastra del DSS


Lastra del Hubble

Hickson 14

14.2

MCG-1-6-20

2 / 4

Cetus

Lastra del DSS


Lastra del Hubble

Hickson 15

14.3

UGC 1624

6 / 6

Cetus

Lastra del DSS


Lastra del Hubble

Hickson 16

12.8

NGC 835

4 / 4

Cetus

Lastra del DSS


Lastra del Hubble

Hickson 17

16.5

PGC 8561

0 / 5

Aries

Lastra del DSS


Lastra del Hubble

Hickson 18

14.9

UGC 2140

4 / 4

Aries

Lastra del DSS


Lastra del Hubble

Hickson 19

14.0

MCG-2-7-73

3 / 4

Cetus

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 20

16.7

PGC 10364

0 / 6

Aries

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 21

13.9

NGC 1099

5 / 5

Eridanus

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 22

12.2

NGC 1199

5 / 5

Eridanus

Lastra del DSS

Lastra da verificare

Lastra del Hubble

Hickson 23

14.3

NGC 1214

3 / 5

Eridanus

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 24

14.9

MCG-2-9-31

2 / 5

Eridanus

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 25

13.9

UGC 2690

5 / 7

Cetus

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 26

15.6

MCG-2-9-35

2 / 7

Eridanus

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 27

15.7

PGC 14873

1 / 6

Eridanus

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 28

15.3

PGC 15136

3 / 4

Eridanus

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 29

14.5

PGC 15559

1 / 4

Eridanus

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 30

12.9

MCG+0-12-51

4 / 4

Eridanus

Lastra del DSS

Lastra del Hubble


Foto Newton 16″

Hickson 31

12.5

NGC 1741

3 / 4

Eridanus

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 32

13.8

MCG-3-13-53

2 / 4

Lepus

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 33

15.4

CGCG 469-2

2 / 4

Taurus

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 34

14.2

NGC 1875

1 / 4

Orion

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 35

15.1

PGC 24601

3 / 6

Lynx

Lastra del DSS

Lastra del Hubble


Foto Newton 16″

Hickson 36

14.5

IC 528

2 / 4

Cancer

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 37

13.0

NGC 2783

4 / 5

Cancer

Lastra del DSS

Lastra del Hubble


Foto Newton 16″

Hickson 38

14.8

MCG+2-24-12

3 / 4

Leo

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 39

16.6

UGC 5057

0 / 4

Hydra

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 40

13.4

MCG-1-25-9

4 / 5

Hydra

Lastra del DSS

Lastra del Hubble


Foto Newton 16″

Hickson 41

13.9

UGC 5345

3 / 4

Ursa Major

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 42

11.7

NGC 3091

4 / 4

Hydra

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 43

15.1

CGCG 8-62

3 / 6

Sextans

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 44

11.5

NGC 3190

4 / 4

Leo

Lastra del DSS

Lastra del Hubble


Disegno con un 80/400mm

Foto Newton 16″

Hickson 45

15.2

UGC 5564

1 / 4

Ursa Major

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 46

16.1

MCG+3-27-5

0 / 4

Leo

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 47

14.6

UGC 5644

2 / 4

Leo

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 48

13.2

IC 2597

3 / 4

Hydra

Lastra del DSS

Lastra del Hubble

Hickson 49

15.9

CGCG 314-1A

1 / 4

Ursa Major

Lastra del DSS

Hickson 50

18.4

PGC 34447

0 / 5

Ursa Major

Lastra del DSS


Report osservativo

Hickson 51

13.9

NGC 3651

7 / 7

Leo

Lastra del DSS

Hickson 52

14.9

MCG+4-27-36

3 / 4

Leo

Lastra del DSS

Hickson 53

12.9

NGC 3697

3 / 4

Leo

Lastra del DSS

Hickson 54

13.9

IC 700

1 / 4

Leo

Lastra del DSS

Hickson 55

15.4

UGC 6514

1 / 5

Draco

Lastra del DSS

Hickson 56

14.5

MCG+9-19-113

3 / 5

Ursa Major

Lastra del DSS


Foto Newton 16″

Hickson 57

14.0

Copeland’s Septet
NGC 3753

7 / 8

Leo

Lastra del DSS


Foto Newton 16″

Hickson 58

13.6

NGC 3822

5 / 5

Leo

Lastra del DSS

Hickson 59

14.4

IC 736

4 / 5

Leo

Lastra del DSS

Hickson 60

15.0

MCG+9-20-71

1 / 4

Ursa Major

Lastra del DSS

Hickson 61

12.6

The Box
NGC 4169

4 / 4

Coma Berenices

Lastra del DSS

Foto Newton 16″

Hickson 62

13.4

NGC 4759

4 / 4

Virgo

Lastra del DSS

Hickson 63

13.3

ESO 443-37

3 / 4

Centaurus

Lastra del DSS

Hickson 64

14.7

PGC 46975

3 / 4

Virgo

Lastra del DSS

Hickson 65

13.7

ESO 444-55

5 / 5

Hydra

Lastra del DSS

Hickson 66

15.4

MCG+10-19-104

1 / 4

Ursa Major

Lastra del DSS

Hickson 67

12.7

NGC 5306

4 / 4

Virgo

Lastra del DSS

Hickson 68

11.8

NGC 5353

5 / 5

Canes Venatici

Lastra del DSS


Disegno con un 80/400mm

Foto Newton 16″

Hickson 69

14.9

UGC 8842

3 / 4

Bootes

Lastra del DSS

Hickson 70

14.5

IC 4371

5 / 7

Canes Venatici

Lastra del DSS

Hickson 71

13.8

IC 4381

3 / 4

Bootes

Lastra del DSS

Hickson 72

13.9

MCG+3-38-17

4 / 6

Bootes

Lastra del DSS

Hickson 73

13.3

NGC 5829

1 / 5

Bootes

Lastra del DSS

Hickson 74

14.1

NGC 5910

2 / 5

Serpens

Lastra del DSS

Hickson 75

14.9

CGCG 135-50

4 / 6

Serpens

Lastra del DSS

Hickson 76

14.4

NGC 5944

4 / 7

Serpens

Lastra del DSS

Hickson 77

15.2

UGC 10049

3 / 4

Serpens

Lastra del DSS

Hickson 78

14.4

UGC 10057

2 / 4

Draco

Lastra del DSS

Hickson 79

13.8

Seyfert’s Sextet
NGC 6027

5 / 5

Serpens

Lastra del DSS (da verificare)


Lastra del DSS

Hickson 80

14.8

CGCG 319-38

3 / 4

Draco

Lastra del DSS

Hickson 81

16.3

UGC 10319

0 / 4

Hercules

Lastra del DSS

Hickson 82

14.1

NGC 6162

4 / 4

Hercules

Lastra del DSS

Hickson 83

16.0

PGC 58559

0 / 5

Hercules

Lastra del DSS

Hickson 84

14.7

CGCG 355-20A

2 /6

Ursa Minor

Lastra del DSS

Hickson 85

15.1

CGCG 341-10

2 /4

Draco

Lastra del DSS

Hickson 86

13.7

ESO 461-7

4 / 4

Sagittarius

Lastra del DSS

Hickson 87

14.0

ESO 597-36

3 / 4

Capricornus

Lastra del Hubble

Lastra del DSS

Hickson 88

13.2

NGC 6978

4 / 4

Aquarius

Lastra del DSS


Foto Newton 16″

Hickson 89

14.1

MCG-1-54-12

3 / 4

Aquarius

Lastra del DSS

Hickson 90

12.4

NGC 7172

4 / 4

Piscis Austrinus

Lastra del DSS

Hickson 91

12.6

NGC 7214

4 / 4

Piscis Austrinus

Lastra del DSS

Hickson 92

12.5

Stephan’s Quintet
NGC 7320

5 / 5

Pegasus

Lastra del DSS


Foto Newton 16″

Lastra Hubble

Hickson 93

12.6

NGC 7550

5 / 5

Pegasus

Lastra del DSS


Foto Newton 16″

Hickson 94

13.9

NGC 7578

4 / 7

Pegasus

Lastra del DSS


Foto Newton 16″

Hickson 95

14.4

NGC 7609

3 / 4

Pegasus

Lastra del DSS

Hickson 96

13.5

NGC 7674

3 / 4

Pegasus

Lastra del DSS

Foto Newton 16″

Hickson 97

14.2

IC 5357

4 / 5

Pisces

Lastra del DSS

Hickson 98

13.7

NGC 7783

2 / 4

Pisces

Lastra del DSS

Hickson 99

14.0

UGC 12897

3 / 5

Pegasus

Lastra del DSS

Foto Newton 16″

Hickson 100

13.7

NGC 7803

3 / 4

Pegasus

Lastra del DSS


Foto Newton 16″





** Hickson 3 e’ spesso indicato con la sigla M-1-2-32 ma credo questo sia un errore di imputazione, non ne ho trovato conferme dell’esistenza nei cataloghi di simbad.



Le sigle utilizzate per identificare gli oggetti, fanno riferimento a diversi cataloghi, riporto di seguito l’elenco completo di quelli citati da Hickson.


AcronimoCatalogo

NGCNew General Catalogue; Dreyer, 1889
ICIndex Catalogue; Dreyer, 1895-1910
CGCGCatalogue of Galaxies and Cluster of Galaxies; Zwicky et al. 1961-1968
Questo catalogo e’ basato sul Zwicky(orig) pertanto chi volesse fare delle ricerche li trova sul simbad sul Zwicky ossia con acronimo ‘Z’.
MCGMorphological Catalogue of Galaxies: Vorontsov-Vel’jaminov et al. 1963-1974
UGCUppsala General Catalogue; Nilson, 1973
ESOEuropean Southern Observatory catalogue; Lauberts, 1982
MKMarkaryan lists; Markarian 1967-1981 (list 1-15)
PGCCatalogue of Principal Galaxies (1989)