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L’occhio umano

La vista e’ sicuramente il piu sopravvalutato tra i 5 sensi.

L’occhio ha il compito di tradurre le onde elettromagnetiche della luce in impulsi nervosi che vengono trasmessi al cervello mediante il nervo ottico e quindi “viste”.


Struttura dell’occhio umano



La parte esterna e’ formata da tre strati di tessuto, partendo dall’esterno:


  • La sclera, e’ un rivestimento protettivo che ricopre circa l’80% della superficie oculare. E’ unita alla cornea nella parte anteriore.
  • La coroide, molto ricca di vasi sanguigni, che riveste il 60% posteriore del bulbo oculare. E’ unita al corpo ciliare
  • L’iride che si trova nella parte anteriore dell’occhio.


Il cuore dell’occhio e’ costituito dalla retina, uno strato di 0,2 mm di due tipi di cellule diverse: i coni e i bastoncelli, in totale oltre 120 milioni di elementi.


La cornea e’ una membrana trasparente, piu convessa rispetto al resto dell’occhio , costituita da cinque strati, attraverso la quale la luce penetra all’interno dell’occhio per finire sulla retina.

Dietro la cornea c’e’ una cavita’ (camera anteriore) che contiene un liquido trasparente e acquoso, l’umor acqueo.

Subito dietro c’e’ il cristallino, che rappresenta la lente dell’occhio.

Il cristallino e’ una struttura veramente eccezionale, assomiglia ad una sfera schiacciata formata da un gran numero di fibre trasparenti disposte in strati; e’ circondato dal muscolo ciliare, di forma circolare, a cui e’ collegato da alcuni legamenti.

Insieme ai tessuti circostanti, il muscolo ciliare forma il corpo ciliare che, appiattendo il cristallino o arrotondandolo, ne modifica la lunghezza focale, cioe’ la distanza alla quale esso mette a fuoco le immagini.

Per avere un idea si comporta come un obiettivo fotografico, ma senza spostamenti meccanici di parti lungo l’asse ottico.

L’iride e’ una formazione circolare, questa volta non trasparente, dietro la cornea e davanti al cristallino che determina il colore dei nostri occhi in base alla pigmentazione di cui e’ formata.

Presenta un’apertura circolare al centro, la pupilla, le cui dimensioni sono controllate da un muscolo posto sul suo margine.Contraendosi e rilassandosi, questo muscolo fa allargare o rimpicciolire la pupilla stessa, controllando la quantita’ di luce che penetra nell’occhio.Si comporta come il diaframma nella fotografia tradizionale.

Dietro il cristallino, il bulbo oculare contiene una sostanza gelatinosa trasparente, l’umor vitreo, racchiusa da uno strato membranoso sottile, la membrana ialoidea.

La pressione dell’umor vitreo mantiene il bulbo oculare disteso.

La retina e’ una membrana fotosensibile, formata in gran parte da cellule nervose stratificate che poggiano, dal lato esterno della retina, su uno strato pigmentato.

Queste cellule si distinguono, a seconda del loro aspetto e della loro funzione, in:


  • coni responsabili della visione diurna (detta fotopica), permettono un’alta acutezza visiva.

    Hanno la massima concentrazione nella fovea, fino a 160.000 per millimetro quadrato , e presiedono alla percezione del colore e alla nitidezza dei contrasti.

    Ciascun cono presente nella fovea e’ collegato ad una cellula nervosa: questa comunicazione diretta con il cervello ci da la maggiore capacita’ di discriminazione dei dettagli.

  • bastoncelli che sono piu’ sensibili dei precedenti alla luce e permettono la visione crepuscolare (detta scotopica) a scarsa acutezza visiva.

Con il termine acutezza visiva si intende la capacita’ di risolvere un oggetto; essa e’ tanto maggiore quanto minore e’ la distanza alla quale si percepiscono come separati due dettagli appartenenti a quell’oggetto.




Per distinguere i colori, i coni non sono tutti identici, infatti, ne sono presenti di tre tipi sensibili a tre colori fondamentali: il rosso, il verde e il blu.

I tre tipi di coni , possiamo dire siano sintonizzati su differenti porzioni dello spettro visibile.


  • coni “rossi”: hanno un picco di assorbimento ad una lunghezza d’onda di 565 nm.
  • coni “verdi”: hanno un picco di assorbimento ad una lunghezza d’onda 535 nm.
  • coni “blu”: hanno un picco di assorbimento ad una lunghezza d’onda 440 nm.

In ogni occhio vi sono circa 6 milioni di coni e 120 milioni di bastoncelli: un numero di elementi fotosensibili al di la di qualsiasi sensore commerciale ( fino ad ora … ).

I coni sono presenti in numero nettamente inferiore rispetto ai bastoncelli, cio’ significa che il nostro occhio ha maggiore potere risolutivo per punti luminosi piuttosto che per punti colorati.

Infatti, a meno di variazioni individuali, possiamo distinguere due punti luminosi su sfondo scuro che formano con la pupilla un angolo di un primo d’arco (due punti separati da 1 mm visti dalla distanza di 3,44 m).

Se i due punti fossero di diverso colore, invece, non saremmo in grado di apprezzare anche la differenza cromatica se non raddoppiando (almeno) la distanza fra di essi.

Durante una sessione osservativa riusciamo a percepire il colore solo delle stelle piu luminose, non perche’ le altre non lo siano, bensi’ perche’ i bastoncelli ci danno una visione ipocromatica, cioe’ priva di colori o quasi.

Sulla retina, in perfetta opposizione alla pupilla, si trova una piccola zona elissoidale del diametro di circa 2,5 mm, di colore giallo, chiamata macula (fovea centralis), essa corrisponde alla zona di massima acutezza visiva dell’occhio, ossia con maggior concentrazione di coni.

Nella fovea le cellule fotosensibili sono rappresentate, infatti, solo da coni.

Allontanandosi dalla fovea , compaiono intorno ad essa sempre piu’ bastoncelli che, procedendo verso la periferia della zona sensibile, sostituiscono i coni completamente, all’estremita’ esterna.

Nel punto in cui il nervo ottico penetra nel bulbo oculare si trova una piccola zona rotonda di retina priva di cellule fotosensibili, la papilla ottica, che rappresenta il punto cieco dell’occhio.

Anche se sembra impossibile effettivamente l’occhio possiede una zona, se pur piccola, in cui e’ assolutamente cieco, ed e’ tralatro, possibile fare un piccolo test per evidenziare questo difetto.




Coprite l’occhio sinistro con la mano.
Partendo dalla ‘X’ a sinistra fissate tutte le ‘X’.

Su una di queste vi accorgerete che il grosso punto nero sulla destra scompare, per poi riapparire subito non appena spostate nuovamente l’occhio.

Questo avviene perché, l’asse visivo non coincide con la direzione nella quale il nervo ottico s’innesta sulla retina.

Questa ne e’ la prova.



Funzionamento dell’occhio



Gli occhi possono essere paragonati a semplici macchine fotografiche, in quanto il cristallino forma sulla retina fotosensibile, che corrisponde a una pellicola fotografica, un’immagine capovolta degli oggetti.

Nell’occhio la messa a fuoco viene ottenuta con l’appiattimento o l’arrotondamento del cristallino: tale processo viene chiamato accomodazione.

Quando l’occhio e’ rilassato, l’accomodazione non e’ necessaria per vedere oggetti lontani.

Per vedere oggetti piu’ vicini, il cristallino viene progressivamente arrotondato dalla contrazione del corpo ciliare, che fa rilassare il legamento.

Un bambino in tenera eta’ riesce a vedere chiaramente a una distanza di soli 6,3 cm; con il passare degli anni, il cristallino gradualmente si indurisce, al punto che i limiti della visione da vicino sono circa 15 cm a 30 anni e 40 cm a 50 anni.Ovviamente queste cifre sono puramente indicative in quanto e’ un fenomeno completamente soggettivo.

Con l’avanzare dell’eta’, in genere si verifica una perdita della capacita’ di adattare gli occhi a normali distanze di lettura o di lavoro da vicino.

Questo difetto della visione si chiama presbiopia e puo’ essere corretto con l’uso di lenti convesse per la visione da vicino, i famosi occhiali del “nonno”.

A causa della struttura nervosa della retina, l’occhio vede con la massima chiarezza solo nella regione della fovea.
I coni permettono di distinguere dettagli fini, in quanto sono collegati singolarmente alle fibre nervose e pertanto gli stimoli diretti a ciascuno di essi vengono riprodotti in modo preciso.

I bastoncelli, invece, sono collegati alle fibre nervose a gruppi.Sono pertanto in grado di rispondere a stimoli ridotti ma diffusi, mentre non hanno la capacita’ di distinguere piccoli dettagli dell’immagine visiva, una sorta di binning (paragonandolo alle tecniche di ripresa con sensori CCD).

A causa di queste differenze, sia strutturali sia funzionali, il campo visivo dell’occhio e’ formato da una piccola zona centrale di grande nitidezza, circondata da una zona di nitidezza minore, in cui pero’ la sensibilita’ alla luce e’ maggiore.

A questo punto e’ importante introdurre la tecnica della visione distolta che consiste in un metodo che permette di osservare oggetti particolarmente deboli.

Ricapitolando, se centriamo all’oculare del nostro telescopio una nebulosa particolarmente debole e la osserviamo direttamente utilizziamo la parte di retina piu’ ricca di bastoncelli e quindi meno “sensibile”, ma tenendo fermo il soggetto nell’oculare e spostando il nostro punto di osservazione scopriamo che quando l’asse dell’occhio e’ inclinato di 10/20 gradi circa riusciamo a percepire meglio l’oggetto.

Questa tecnica nota ai visualisti, secondo alcuni, permette di guadagnare oltre una magnitudine.

Quando s’impiega la visione distolta per sfruttare i bastoncelli che giacciono perifericamente alla fovea, bisogna fare attenzione che l’immagine non cada sul punto cieco.

In tal caso anziché migliorare la visione degli oggetti deboli non vedremmo più nulla del tutto!

Ricordarsi quindi di osservare a destra del soggetto, quando osserviamo con l’occhio destro e a sinistra in caso contrario, in questo modo evitiamo di cadere nel punto cieco.



La vista



L’uomo e’ in grado di “capire” solo le radiazioni elettromagnetiche comprese nella gamma di lunghezze d’onda tra 380 e 780.

Il meccanismo della visione comporta la sensibilizzazione delle cellule della retina da parte di un pigmento fotosensibile che nei bastoncelli prende il nome di rodopsina e nei coni iodopsina; questo fenomeno, che da’ l’avvio ad una serie di reazioni chimiche e stimolazioni nervose, il cui esito finale e’ la percezione di luci e colori.

Per la produzione della proteina implicata, la rodopsina, e’ necessaria la vitamina A (Vedi appendice “Vitamina ‘A'”): per tale motivo, una carenza alimentare di questa vitamina puo’ provocare problemi della visione scotopica (emeralopia).

La rodopsina viene inattivata per azione della luce e deve essere riformata dai bastoncelli in condizioni di oscurita’ che pero’ non avviene istantaneamente. Possiamo infatti osservare questo effetto in particolar modo, passando dalla luce del sole a una stanza buia patendo per qualche istante una cecita quasi completa.

Quando il pigmento si e’ formato e gli occhi sono diventati sensibili ai bassi livelli di illuminazione, si dice che la vista si e’ adattata all’oscurita’.

Lo strato esterno di pigmento bruno su cui poggia la superficie esterna della retina protegge i coni da un’eccessiva esposizione alla luce.

Se una luce intensa colpisce la retina, i granuli di questo pigmento migrano negli spazi intorno ai coni, rivestendoli e formando uno schermo protettivo contro la luce e adattando, cosi’, l’occhio alla nuova condizione.

Non e’ possibile accorgersi che il proprio campo visivo e’ formato da una zona centrale nitida circondata da una zona di sfocatura crescente, perche’ gli occhi sono in costante movimento e portano nella regione della macula prima una parte del campo visivo e poi un’altra, spostando continuamente l’attenzione da un oggetto all’altro.

Questi movimenti vengono prodotti da sei muscoli che spostano il bulbo oculare in alto, in basso, a sinistra, a destra e in senso obliquo.

I movimenti dei muscoli oculari sono molto precisi: e’ stato stimato che gli occhi possono essere mossi per mettere a fuoco non meno di 100.000 punti distinti del campo visivo.

I muscoli oculari, lavorando insieme, hanno anche l’importante funzione di far convergere entrambi gli occhi sullo stesso punto, in modo che le immagini percepite dai due occhi coincidano.

Quando la convergenza e’ difettosa o assente si verifica un difetto della vista noto come diplopia, in cui le immagini appaiono sdoppiate.

Il lavoro dei muscoli oculari, unito all’incessante elaborazione delle immagini ricevute da parte del cervello, garantiscono anche la fusione delle immagini da , la valutazione visiva delle dimensioni, della tridimensionalita’ e della distanza dell’oggetto osservato, l’effetto di profondita’ e spessore.

Il nostro occhio e’ piu’ sensibile alla luce monocromatica giallo-verde di lunghezza 550 nm.

Questo non e’ casuale, bensi la radiazione di maggior intensita’ che emette la nostra stella.

Radiazioni monocromatiche di lunghezza maggiore (verso il rosso fino a 770 nm) o minore (verso il blu fino a 380 nm) vengono percepite sempre meno intensamente secondo una curva a campana definita come curva normale di visibilita’.




L’osservazione astronomica e’ una pratica che viene affinata nel tempo, dipende dal soggetto, strumento e decine di fattori minori.

Possiamo pero identificare alcuni fattori principali:


  • L’acuita’ visuale: rappresenta la capacita’ di distinguere punti vicini (una stella doppia, per esempio); in condizioni ottimali e’ pari a 1′ d’arco circa.
  • La soglia di visibilita’: rappresenta la minima intensite’ luminosa percepibile.

  • L’abbagliamento: e’ la momentanea riduzione delle facolta’ visive provocata dalla presenza nel campo visivo di un oggetto molto brillante rispetto agli altri circostanti.

Uno strumento ottico come il telescopio e’ in grado di aumentare sia l’acuita’ che la soglia di visibilita’.

Questi parametri non sono assoluti; la visione e’ una sensazione “con memoria”, ovvero e’ fortemente influenzata da cio’ che si e’ osservato in precedenza.

Non capita di rado di riuscire a percepire un’oggetto estremamente difficile ed accorgersi che dopo non si fa assolutamente fatica a ritrovarlo.

Il nostro cervello e’ in grado di adattare la percezione all’intensita’ globale dello stimolo.

Se la luminosita’ media degli oggetti nel campo visivo e’ elevata, la soglia di visibilita’ tende a salire, mentre se e’ bassa, la soglia tende a scendere.

Questo adattamento non e’ istantaneo, ma richiede alcuni minuti.

Quando si arriva sul campo di osservazione, probabilmente prima passati per luoghi illuminati, si ha una ridotta percezione del cielo stellato; occorre aspettare al buio un po’ di tempo per permettere al cervello di adattarsi alle nuove condizioni di luminosita’.

Se il cambiamento e’ troppo repentino, si ha un abbagliamento momentaneo; e’ come quando si esce da un luogo buio verso uno spazio assolato, o quando qualcuno accende improvvisamente una luce nella nostra camera buia appena ci siamo svegliati…

La percezione dell’intensita’ luminosa e’, inoltre, legata al contrasto presente nel campo visivo; le macchie solari ci appaiono quasi nere perche’ molto meno luminose del resto del disco solare, ma prese singolarmente sarebbero molto brillanti, cosi’ come ad occhio nudo vediamo scuri i “mari” della Luna perche’ contrastati dalle altre zone della superficie piu’ riflettenti, mentre isolati nel campo del nostro oculare gli stessi si rivelano molto piu’ chiari.

Oltre all’intensita’, infatti, abbiamo altri due attributi della sensazione visiva legati alla percezione del colore: il tono (o tinta) e la saturazione.

Il tono si riferisce al colore base con cui classifichiamo la sensazione luminosa: rosso, verde, blu, giallo, ecc…

La saturazione si riferisce alla purezza del colore; possiamo avere un rosso piu’ o meno vivo o sbiadito.

Colori a bassa saturazione tendono al grigio, perdendo cosi’ l’attributo cromatico del tono.

Il grigio, infatti, non e’ un colore, ma una ‘sensazione’ di sola luminosita’ piu’ o meno intensa.

Le radiazioni monocromatiche vengono percepite come colori puri (o saturi): i cosiddetti colori spettrali.

Le radiazioni composte da onde di lunghezza diversa, come sono le tipiche sorgenti che illuminano il nostro campo visivo (luce del sole, lampadine, ecc.), sono percepite come colore piu’ o meno saturo che rappresenta la sensazione risultante dalla combinazione di una radiazione di spettro continuo.

Luci di differenti caratteristiche cromatiche si possono sommare tra di loro per ottenere un terzo colore.

Le regole sperimentali che definiscono l’additivita’ dei vari colori sono le leggi di Grassmann.

E’ grazie a tale principio che funzionano la televisione, il cinema, la fotografia e la stampa.

Da tre sorgenti fondamentali, il rosso, il verde e il blu, si riescono ad ottenere, per additivita’, quasi tutti i colori normalmente visibili.



I difetti



Le ametropie sono quei difetti della vista connessi ad una deformazione dell’occhio lungo il suo asse longitudinale .




Nella miopia, l’immagine di un oggetto lontano, da cui provengono i raggi luminosi pressoche’ paralleli, viene a formarsi su un piano anteriore a quello retinico e l’oggetto viene visto sfocato.Se, invece, l’oggetto si trova a distanza ravvicinata, esso puo’ ancora essere visto distintamente.

La miopia si corregge utilizzando lenti divergenti.

Nell’ipermetropia accade esattamente l’opposto, ossia, l’immagine si forma posteriormente alla retina e percio’ sono gli oggetti vicini ad apparire sfocati.

L’ipermetropia si corregge attraverso lenti convergenti.

La presbiopia e’ una progressiva perdita di elasticita’ del cristallino che riduce la capacita’ di accomodamento dell’occhio e, di conseguenza, fa aumentare la distanza minima di visione distinta.

La presbiopia si instaura lentamente anche nell’occhio normale a partire dai 40-45 anni, ed e’ piu’ avvertita dagli ipermetropi (che, come detto, hanno gia’ problemi a vedere da vicino) che non dai miopi che tutt’alpiu’ troveranno beneficio nel corso degl’anni.

Anche la presbiopia si corregge con lenti convergenti.

L’astigmatismo e’ un’anomalia della curvatura della cornea la quale, da sferica, tende a diventare cilindrica: i raggi luminosi, allora, non sono piu’ focalizzati in un punto ma lungo un determinato asse e l’oggetto viene visto sfocato indipendentemente dalla distanza a cui si trova.Si corregge con lenti cilindriche.

L’astigmatismo è il solo difetto non correggibile alterando il fuoco al telescopio, pertanto l’unico che necessita l’utilizzo di lenti correttive tra l’occhio e l’oculare.
Generalmente,pero’, l’utilizzo di occhiali al telescopio e’ scomodo e sconsigliato per diversi motivi:


  • Le lenti si segnano sfregando sull’oculare.
  • L’occhio e’ piu’ distante dall’oculare pertanto: o si spende in oculari costosi oppure si perde una parte del campo.
  • In oculari con bassa estrazione pupillare la visione e’ impossibile.

Ho riscontrato con l’esperienza che per gli astigmatici, come me, l’osservazioni a bassi ingrandimenti (con pupilla d’uscita di grosso diametro) e’ molto influenzata dal difetto, ma per fortuna, generalmente queste osservazioni si effettuano con oculari ad alta estrazione pupillare che permettono quindi l’utilizzo di occhiali.

Osservando a forti ingrandimenti, d’altro canto, la pupilla d’uscita e’ di pochi millimetri, diminuendo enormemente il difetto in questione.

Il problema nasce nelle misure intermedie dove la pupilla d’uscita e’ superiore a 4 millimetri (nel mio caso) e non si possiedono oculari con estrazione sufficente per l’utilizzo degli occhiali.



La Vitamina ‘A’


La vitamina A (o retinolo) può entrare nell’organismo sia come tale, sia sotto forma di precursori (i caroteni, ed in particolare il beta-carotene, detti anche Provitamina A).

Il retinolo è contenuto esclusivamente nei tessuti animali come fegato, burro e uova, mentre i caroteni sono di origine vegetale ed hanno un’azione 6 volte meno efficace, vengono, infatti, trasformati in retinolo a seconda del fabbisogno dell’organismo.

La vitamina A favorisce inoltre la formazione e il mantenimento della cute e delle mucose.
Come manifestazioni carenziali si hanno alterazioni degli epiteli cutanei, che vanno incontro a fenomeni di ipercheratinizzazione.

Alterazioni del trofismo epiteliale possono interessare anche gli epiteli dell’apparato respiratorio, digerente, renale e sessuale. Una tipica manifestazione carenziale a carico dell’occhio è la xeroftalmia, caratterizzata da secchezza dell’epitelio congiuntivale e corneale, opacamento della cornea ed atrofia delle ghiandole lacrimali.

Un sintomo iniziale di carenza è quello della diminuzione della “visibilità” in scarsità di luce.

La vitamina A è anche un fattore dell’accrescimento; se carente, si ha l’arresto dello sviluppo scheletrico.



Gli alimenti con un contenuto maggiore di Vitamina A in ordine decrescente sono:


(per 100 g. di parte edibile espresso in mcg)
Alimento Contenuto di vitamina A
Olio, fegato di merluzzo 18000
Fegato, bovino 16500
Fegato, suino 16500

Fegato, ovino 15000
Fegato, equino 11000
Albicocche, disidratate 1410
Anguilla, di fiume 1200
Carote, crude 1148
Albicocche, secche 1090
Tarassaco o dente di leone 992
Anguilla, di mare 980
Prezzemolo 943

Anguilla, marinata 940
Burro 930
Peperoncini, piccanti 824
Rughetta o rucola 742
Basilico 658
Uova, gallina, tuorlo 640
Pomodori, maturi 610
Pomodori, San Marzano 610
Zucca gialla 599

Radicchio verde 542
Mango 533
Pomodori, passata 530
Spinaci, surgelati 500
Vegetali misti surgelati: piselli, mais 500
Spinaci, crudi 485
Taleggio 482
Caciotta toscana 453
Tonno, fresco 450

Mascarpone 430
Peperoni, rossi e gialli 424
Caciocavallo 420
Fontina 420
Pomodori, pelati in scatola, frutti e su 400
Groviera 400
Agretti, crudi 392
Provolone 390
Caciotta romana, di pecora 380

Pecorino 380
Parmigiano 373
Formaggino 370
Albicocche, fresche 360
Uova, anatra, intero 360
Scamorza 352
Rene, bovino 345
Emmenthal 343
Panna o crema di latte 335

Grana 332
Uova, oca, intero 330







Tutte le informazioni, sono state raccolte da vari articoli pubblicati, discussioni in Mailing Lists, e altro inerenti all’astronomia, dietologia, oftalmia in inglese e Italiano.

Marzo 2004


Link interessanti:





Bibliografia:


  • Direttore del Centro oculistico D.O.M.A. Dott. Massimo Gualdi www.gualdi.it
  • ML VisualSky
  • Galassiere.it, di Piero Mazza
  • Dietaround.com, la tabella nutrizionale

    Il Personal Solar Telescope o PST


    Incorpora in un unico sistema un rifrattore da 40mm f/10 e un sistema di filtri per l’osservazione solare.

    L’ho comprato usato nel 2004, il mio modello è stato aquistato da Anacortes in Ottobre 2003.

    Parliamoci chiaro, questo strumento non è professionale e neppure eccezionale ( se non dal punto di vista qualità/prezzo) ma dà delle soddisfazioni molto grandi sopratutto se ne consideriamo l’usabilità.

    Personalmente lo tengo in casa sempre montato sul treppiede Manfrotto sulla testa altazimutale e oculare Swarowsky zoom 7-24mm (quello nella foto); credo sia la soluzione ottimale. Questa scelta permette di dare una sbirciatina rapida la mattina prima di andare al lavoro e in qualsiasi momento dato che è sempre operativo.

    Non ho avuto precedenti esperienze di visione solare continuativa, pertanto sono rimasto, forse ingenuamente, colpito dalla rapidità dei cambiamenti che avvengono sulla nostra stella rendendolo cosi ogni giorno interessante come il precedente.

    L’osservazione attraverso questo strumento non è semplice in quanto il filtro BF, subito prima dell’oculare, è di pochi millimetri, riducendo parecchio il campo usabile. Questo significa che il disassamento dell’occhio rispetto l’asse ottico dell’oculare è limitato ed è maggiormente riscontrabile negli oculari a grande campo.

    Lo strumento è decisamente non convenzionale ed adotta delle idee innovative piuttosto ingegnose.


    Munendoci di una chiave a brugola di 2mm cominciamo l’intervento….


    Una delle prime cose che balzano all’occhio è il focheggiatore, questo è interno alla “scatola magica” e funziona traslando il prisma, che funge da diagonale, lungo l’asse bisettrice tra lente primaria e oculare, come si vede in figura (indicato con una freccia bianca).

    Per permettere al prisma il movimento, da un lato un sorta di binario ricavato nella scatola ne vincola la posizione e per evitare che questo esca dalla sede viene sciacciato dallo sportello quando lo si chiude, ma per lo scorrimento dal lato che si vede nella foto è stato incollato un velcro che funge da cuscinetto.

    Questo sistema permette di ottenere un focheggiatore piuttosto economico con l’unica pecca di dover produrre un prisma leggermente, come dire … allungato.

    Tutto sommato il risultato è notevole visto che una molla sempre in tensione non permette giochi da parte della vite di regolazione e una buone dose di grasso rende il tutto gradevolmente pastoso.


    L’altra novità è il cercatore solare, basato sul principio del foro stenopeico, anche lui interno alla scatola magica, come si vede in figura, proietta un’immagine su un vetrino opaco posto sulla parte superiore dello strumento (nel disegno seguendo le linee gialle, il sole arriva da sinistra e rimandato sul vetrino opaco in alto). Questa sì che è una gradevolissima e ingegnosa idea , quante volte mi sono accecato in posizioni scomodissime tentando di cercare il sole…. lo so che è li ed è facile da vedere… ma non cosi tanto facile da centrare come pure io pensavo.


    Siamo finalmente arrivati al cuore del PST che è costituito dal filtro interferenziale Fabry-Perot Etalon.

    Il PST puo sintonizzare il filtro tramite la rotazione di una ghiera in alluminio rivestida da gomma zigrinata detto “tilting”.
    In questo modo è possibile sintonizzare il fitro sulla frequenza “giusta” e meccanicamente l’effetto è quello di traslare uno dei due componenti del filtro e comprimere o rilasciare la guarnizione elastica arancione posta in mezzo ai due filtri.

    Il mio modello, sin dall’acquisto soffriva di un errore di montaggio, la sintonia corretta avveniva a fondo corsa del tilting, non permettendomi di poter manovrare correttamente.

    Smontandolo mi sono accorto che la ghiera esterna, quella rifinita con la gomma zigrinata, agisce sulla ghiera in alluminio del tilting tramite una vite di 2mm che puo essere tranquillamente posizionata in una delle 12 sedi disposte come le ore in un orologio.

    Risulta piuttosto semplice a questo punto regolarla meglio procedendo nel seguente modo:

    Innanzitutto osservando il sole si porta il tilting nella posizione migliore permessa dallo strumento.

    Si svita il filtro etalon da entrambe i lati.
    Si sfila la parte in gomma come in figura, usando un cacciavite ad esempio è possibile ruotandolo sfilare l’anella di gomma delicatamente.
    Si rimuve la targhetta argentata. (Ecco ora siete hacker a tutti gli effetti)
    Si svita la vite di 2mm con un cacciavite a stella piccolino ovviamente.
    A questo punto la ghiera è libera e puo essere leggermente sfilata per vedere a che punto della corsa disponibile siamo, ruotandola di 1 o 2 fori dovrebbe essere possibile portarla in una situazione di maggior manovrabilità.

    Nel portaoculare del PST è inserito il BF che ha il ruolo di bloccare le armoniche generate dal filtro etalon e tutte quelle frequenze che non ci servono come l’infrarosso.


    Il fuoco sul PST è calcolato per un uso visuale permettendone l’accoppiamento con oculari o barlow + oculari. Il portaoculare, non lo chiamo focheggiatore in quanto il fuoco funziona diversamente (già scordato?), è in realtà composto da due parti, la prima è semplicemente un raccordo maschio femmina in alluminio che porta il filtro finale alla distanza corretta, mentre il secondo incorpora il filtro BF, e il pomolo per il fissaggio dell’oculare, in nylon.

    Siccome il passo dei due filetti è identico, il primo puo essere rimosso permettendo cosi il fuoco anche su dispositivi come WebCam o camere con corpo piu profondo.

    Ho eseguito alcune foto usando questa tecnica.

    Visualmente il PST permette di osservare bene Pretuberanze, filamenti, macchie solari e tutto ciò che è ragionevolmente grande per 40mm di pupilla.

    E’ ragionevolmente usabile fino ad ingrandimenti intorno ai 80X , potendo spingere fino ai 100X ma è piu la fatica che il gusto.
    A mio avviso l’uso migliore è intorno ai 40-60X (non a caso a corredo danno un magnificissimo Kellner da 12,5mm… a proposito il mio dove è finito?.

    Uso proficuamente il Panoptic 15mm e il Nagler 9mm anche se quest’ultimo è ridicolo in quanto praticamente grande come lo strumento…..

    Per concludere, strumento estemamente compatto e trasportabile, curato nella meccanica, anche se a mio avviso montato grossolanamente (forse per questo motivo ce ne sono tanti in giro con il tilting sfasato) , ben disegnato per un uso quasi quotidiano, leggero e non da sottovalutare, sicuro per i nostri occhi o per quelli di bimbi curiosi oppure dei meno esperti alle visite pubbliche.

    Come contro è difficile da usare con oculari Wide Field, non è possibile riprendere ( ma a quello abbiamo già risolto) e inoltre non è possibile riutilizzarne le parti; teniamo presente che, così come è, l’unica opzione è il montaggio del solarmax 40mm davanti all’ottica principale per portarlo ad una banda passante inferiore ai .6A.

    Un’altra nota dolente, riscontrata sul mio modello, sta nel fatto che sintonizzando il tilting, non si regola completamente tutto il campo uniformemente: l’area di sintonia, copre solo una banda larga circa 1/3 del campo dell’oculare e inclinata di circa 45° rispetto l’asse che rende impossibile una visione di campo perfettamente omogenea.
    Se ad esempio, con il sole grande l’80% del campo inquadrato, sintonizzo su una grossa pretuberanza in alto a destra e poi sposto il telescopio in modo da spostare la pretuberanza in basso a sinistra la pretuberanza risulta non sintonizzata e questo è onestamente fastidioso.

    Un ringraziamento va a Franco S.
    Lui detiene già la cintura nera di hackeraggio astronomico da anni…

    Gennaio 2005

    AT1010

    StellarVue AT1010 80mm diametro 480mm di focale – rifrattore acromatico OTA

    Lo stellarvue l’ho preso in agosto 2003 usato su Astromart.

    Hot-Product Sky & Telescope 2001.

    Dicono che la prima impressione conti molto… bene, allora lo strumento si presenta veramente curato e robusto.

    L’AT1010 è un 80mm f6,0 lunghezza focale 480mm, è un doppietto acromatico sviluppato da Vic Maris , fondatore della StellarVue, il doppietto e’ un sistema proprietario della stessa.
    Il telescopio è fatto in alluminio e lo chassy non è tirato via. Gli spessori dei materiali di costruzione sono tutti dimensionati e questo si nota la prima volta che lo si tocca, robusto e compatto.
    Questi Wide Field sono sensazionali appunto per il campo, con un Nagler 31mm si hanno 5° a 15X, con un panoptic 27 si hanno 3,8° a 17.7x insomma una squisitezza, si puo vedere tutto il velo in un unico campo, Il doppio ammasso nel perseo.
    Una sera mi ha particolarmente emozionato quando tornando a casa da un ristorante mi sono fermato in collina in 3 minuti ho montato cavalletto, diagonale, plossl 50mm … un M31 sensazionale.

    Fotograficamente lavora parecchio bene, il coma è ben corretto su una pellicola 24×36 come si vede in foto, dove viene confrontato l’angolo di due foto fatte da un Skyline 80/400 e dal BlackHawk.

    Sono molto contento di questo strumento, l’ottica è rimasta ben collimata nonostante i viaggi, indice di una buona cella.

    Il cromatismo c’è e si nota in fotografia, decisamente meno in visuale. Le stelle sono puntiformi a bassi ingrandimenti e non sbavano a 200X .

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    Skyline 80/400


    Rifrattore molto acromatico cinese con treppiede equatoriale EQ3.
    La cosa che colpiche subito è la vastita’ del campo di questi strumenti, si arriva ad oltre 5°, paragonabile alla vista al binocolo.
    Le ottiche sono praticamente sempre le stesse rendendo tutti gli 80/400 differensi solo per le meccaniche e accessori.
    La Skyline ne fa un modello leggermente piu’ interessante degli altri in quanto il focheggiatore e’ leggermente piu’ lungo rendendo possibile focheggiare anche con alcuni oculari senza la diagonale.
    Il cromatismo si nota ed è evidente, un’altro difetto non sottovalutabile e’ il coma.
    In ogni modo il prezzo e la compattezza ne rendono uno strumento estremamente utile da trasporto.

    Meade 4500

    Newton 114/900 ota, il treppiede con testa equatoriale venne autocostruito in alluminio.
    Fu il mio primo telescopio acquistato, mi pare da Miotti usato.
    Ho un bellissimo ricordo dell’eclisse del 99 fatte a Monaco….